E l’ateneo con il codice etico si riempie di prof figli d’arte
E pensare che due anni fa l’Università di Bologna si era meritata i titoli dei giornali per la battaglia anti nepotismo. Era stato il primo ateneo italiano a dotarsi di un codice etico con una esplicita norma. Che recitava così: «In caso di carriera accademica si presume nepotismo qualora: (a) vi sia coincidenza o affinità fra il settore scientifico-disciplinare del protettore e quello del protetto; e/o (b) il protetto debba svolgere la propria attività nell´ambito dello stesso dipartimento del protettore». E tanto perché non sussistessero dubbi interpretativi; «Salvo prova contraria, si presume nepotismo l´apparte-nenza del protettore e del protetto alla stessa facoltà». Per protettore si intende «un professore, un ricercatore, o un componente del personale tecnico-amministrativo» che direttamente o indirettamente influisca sulla carriera universitaria di «figli, familiari o conviventi, compresi gli affini».Chissà dov’era il professor Sergio Stefoni quando il codice etico è stato approvato. Eletto preside di Medicina, il docente in questi giorni è al centro delle critiche perché suo figlio Vittorio ha vinto uno dei posti da ricercatore nella stessa facoltà del genitore. «Non ci vedo niente di inopportuno, non lavorerà nel mio dipartimento – ribatte il professor Stefoni mentre sventola i numerosi titoli accademici del suo erede -. A 35 anni guadagnerà 1.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=291307
Il caso del corrispondente fantasma
Capisco che sia imbarazzante elogiare Berlusconi su un giornale americano (Newsweek) mentre l’autore dell’elogio, italiano, sta in Italia, e dunque non rappresenta l’opinione di quel grande Paese lontano. Capisco che lo sia ancora di più se la persona riteneva soltanto di eseguire un ordine ricevuto, da portare a termine ripetendo, frase per frase, i testi del dottor Bonaiuti. Capisco che ti auguri che la piccola vicenda (il favore di un pacchetto azionario a un altro pacchetto azionario) fili via liscia, ma poi vedi il tuo pezzo citato da tutta la stampa italiana come «il riconoscimento tanto atteso della grande stampa americana al successo dei primi cento giorni di Berlusconi». Capisco che ti auguri di non essere notato tra la folla, in modo da non essere professionalmente ricordato per questa impresa che è falsa o perché è falso l’autore (che in Rete risulta un medico bolognese del Sedicesimo secolo) o perché è falso il testo (non si tratta di una valutazione americana del “successo” di Berlusconi ma di un impasto fatto in casa). Comunque, il merito di questo giornale è di avere, unico e solo, puntato il dito verso lo strano evento. Eppure siamo nel Paese che ha ventidue scuole di giornalismo (senza contare i masters).Quel puntare il dito sul fantasma redivivo di Jacopo Barigazzi è stato fatto in sole tre righe, verso la fine dell’editoriale di domenica 17 agosto.Le ripeto (mi ripeto e chiedo scusa) per comodità del lettore: «Se cercate in Rete troverete che Jacopo Barigazzi è l’autore di un trattato sulle fratture del cranio pubblicato a Bologna nel 1518».
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=78222
Il nuovo film dal romanzo di Cameron
Roberto Faenza è instancabile. All’università dove insegna sta realizzando un avveniristico portale Internet e un YouTube tutto italiano. Non ha ancora finito le riprese a Praga del nuovo film che pensa già a quello successivo. Si tratta di «Un giorno questo dolore ti sarà utile» tratto dall’omonimo romanzo di Peter Cameron (che collabora alla sceneggiatura), pubblicato in Italia da Adelphi, per i cui diritti Faenza ha speso la cifra di ben duecentomila euro. A fine agosto il regista sarà a New York, dove girerà tutto il film, per scegliere il protagonista che – dice la produttrice Elda Ferri – «come tipo si avvicina al protagonista di Harry Potter».
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276908
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